Londra, anno 2027.
Un'umanità, ormai sterile da anni e falcidiata
dalla violenza e dalle lotte intestine, si avvia
lentamente verso la sua inevitabile estinzione.
Le donne del Pianeta hanno sviluppato una
particolare sindrome genetica che le rende
totalmente sterili. Il Governo Britannico
cerca di mantenere una parvenza di ordine
respingendo oltre confine le migliaia di
profughi clandestini che si accalcano alle
frontiere e somministrando ai cittadini kit da
suicidio. In questo paesaggio apocalittico, nel
quale una violenta ribellione sta per scoppiare,
il disilluso burocrate Theo Faron (Clive
Owen), ex fervente attivista politico, viene
convinto dalla moglie Julian (Julianne
Moore), leader del gruppo antigovernativo
dei Pesci, ad accettare una delicata
missione: accompagnare Kee (Claire-Hope
Ashitey), una giovanissima profuga, al
confine britannico e farla imbarcare sulla
Tomorrow, una nave che la traghetterà fino
alle Isole Azzorre, sede
dell'organizzazione Progetto Umano,
impegnata nel proibitivo compito di
ripopolamento del Pianeta. Kee è
una persona davvero speciale. E' la prima donna,
infatti, dopo più di diciotto anni, ad essere
rimasta incinta. Per Theo avrà inizio
un'odissea infernale nel corso della quale sarà
costretto a fare i conti con la morte della
moglie Julian e con i fantasmi che si
annidano nel suo animo. Aiutato dal fedele amico
Jasper (Michael Caine), Theo si
ritroverà ad essere il solo custode dell'ultima
speranza per il Genere Umano. Tratto
dall'omonimo romanzo della scrittrice britannica
Phyllis Dorothy James, I Figli Degli
Uomini è una pellicola dalle molte luci ma
anche dalle moltissime ombre; una pellicola che
sa tanto di occasione sprecata. Davvero
intrigante risulta l'ambientazione di fondo così
come molto buona è la sceneggiatura nel suo
complesso che riesce a creare un probabile
scenario apocalittico fortemente condizionato ed
interconnesso con gli errori del passato. Un
sottile filo rosso che unisce il periodo a
cavallo dell'anno 2000. Estremamente buona
risulta anche la regia di Alfonso Cuarón,
poliedrica e mutevole, capace di rendere
veritiere al massimo sia le desolate lande
britanniche che le spettacolari fasi di
guerriglia urbana. Davvero mozzafiato la
soggettiva offerta da Cuarón durante
l'assalto dell'esercito britannico alla
palazzina dove è nascosta Kee con la sua
bambina. Quel sangue sulla telecamera fa davvero
accapponare la pelle e ricorda molto da vicino
le scene trasmesse dai vari telegiornali durante
la guerra in Libano dei primi anni '80.
Se questi sono i punti di forza, si deve,
d'altro canto, registrare una certa frenesia
nell'azione durante alcuni fasi cruciali della
pellicola così come il finale leggermente
scialbo. Sicuramente non eccelsa la prova
offerta dal cast, con un Clive Owen
davvero sottotono e con il solo Michael Caine
ad offrire una prestazione degna di nota. Un
film fortemente simbolico che con qualche
accortezza in più sarebbe potuto diventare un
autentico capolavoro.
Valentino Grani