Il film di Kiff, uscito a
giugno nelle sale cinematografiche, ha
partecipato con grande successo al 58esimo
Festival di Berlino, raccogliendo parecchi
consensi tra il pubblico.
La storia prende spunto dalla
realtà.
Lo spettatore senza rendersene
conto viene catapultato in un viaggio tanto
anomalo quanto coinvolgente soprattutto dal
punto di vista dell’emotività e dei temi
trattati.
Zina (Ghizlane Waldi)
abita a Torino e sta per sposarsi ma ha
un enorme problema: la cultura araba alla quale
appartiene per nascita, non ammette che una
donna che si sposa abbia già perso la propria
verginità. C’è un’unica possibilità per evitare
lo scandalo, ed è quella di tornare a “chilometro
zero”, in Marocco, dove, accompagnata
dal sarto che dovrà confezionarle l’abito
bianco, Shakira (Aziz Amehri),
Zina non ritroverà soltanto la sua verginità
ma scoprirà qualcosa che la renderà ancor più
sicura della sua vita, ritroverà la libertà.
Il film nasce dall’incontro tra
K. Kosoof (in arabo significa eclisse)
che è il nome d’arte dei due produttori e
registi Davide Sordella e Pablo
Benedetti, e un sarto travestito. La storia
vera e propria è nata e si è sviluppata poi
chilometro dopo chilometro, lungo il viaggio da
Torino in Marocco.
L’ironia e la simpatia del sarto
Shakira, riescono a trasformare in una
commedia divertente il racconto di temi
scottanti, resi magicamente leggeri e più vicini
a qualunque tipo di pubblico.
Alla fine della visione sembra
che ognuno di noi abbia quell’innato desiderio
di ritrovare la libertà di essere se stessi, di
dire ciò che si pensa e fare ciò che si dice.
Libertà che invece è
condizionata, relegata spesso in un angolo vuoi
per semplici convenzioni, vuoi per le diverse
culture alcune ancora troppo ancorate ad un
passato che tiene sbarrate le porte del
cambiamento.
I due audaci produttori scrivono
dal Giappone: “Non importa quale
vestito porti, né quale musica ascolti o che
cosa faccia durante il giorno o la notte… dentro
di sé, nel profondo, ogni donna giapponese
indossa ancora un kimono”.
Il coraggio di mettersi a nudo al
giorno d’oggi forse è ancora offuscato e grazie
a pellicole come queste viene fuori la
difficoltà delle donne di essere ascoltate,
l’incapacità di far venir fuori ciò che c’è
sotto la pelle, nel profondo, e che non fa
differenze di colore, di razza, di religione e
soprattutto di orientamento sessuale.
I due attori principali sono al
loro debutto nel cinema ma non lo si nota molto.
Buona la regia capace di adattarsi ad una trama
non predefinita. Molto belle le musiche etniche,
mescolanza di più stili e diverse culture.
Da vedere.
Antonella Fanelli